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Per i Bororo, il solo bene
immaginabile è la mandria e per loro il massimo è poter camminare
fieri davanti alle vacche, dando così un senso alla loro vita. Come per
tutti i popoli pastori il rapporto con l’animale è indissolubile;
ogni bambino riceve in dote fin dalla tenera età, un vitellino. Essi
vivono delle loro mandrie, che usate come moneta di scambio assicurano
di che vivere, e solo in occasioni di festa sacrificano una bestia per
mangiarla. Un altro bene di cui vanno fieri (in questo sono un po’
narcisi!!) è la bellezza fisica. Gli uomini sono alti ed hanno un
portamento elegante, e credono che la divinità abbia donato loro una
grande bellezza. Corpo dritto e slanciato, grandi occhi, fronte alta e
denti bianchissimi, sono questi i canoni di bellezza di un nomade
Wodaabé. Anche le donne hanno dei lineamenti dolci ed ingentiliti da
gioielli e monili che le rendono ancora più accattivanti; le cicatrici
sul volto e ai lati della bocca segnano l’appartenenza ad un
determinato clan e proteggono dagli spiriti malvagi. Per entrambi i
sessi c’è molta libertà sessuale, e anche dopo il matrimonio possono
avere rapporti con estranei purché di bell’aspetto. Nel corso
dell’anno i nomadi si disperdono con le mandrie in vaste zone del
Sahel, costretti ad una perenne migrazione tra uno stato e l’altro,
dal Mali al Niger, alla Nigeria a causa della siccità che spesso decima
i capi e li contrappone ai Tuaregh per il predominio alle poche pozze
d’acqua. |